In quale modo mangiare bene può migliorare i sintomi della depressione? Ecco uno studio che ci spiega come…

In questo articolo vi presentiamo uno studio pubblicato sulla rivista Psychosomatic Medicine che ha fatto delle scoperte interessanti e che può essere d’aiuto sia per chi non soffre di depressione clinica ma ha problemi legati alla sfera dell’umore, sia per il futuro sviluppo di terapie più omni-comprensive per chi soffre di disturbi gravi.

Oggi giorno, 1 persona su 5 soffre di CMD (common mental disorders) come disturbi dell’ansia e depressione. Le terapie standard comprendono interventi psicoterapeutici e, laddove necessario, farmacologici. Tuttavia, sebbene l’efficacia di queste strategie per combattere la depressione sia comprovata, c’è ancora una fetta di pazienti che ha difficoltà a raggiungere una completa remissione.

Nell’introduzione, si legge che: “Inoltre, anche fra la popolazione mondiale senza diagnosi di CMD sono molto comuni dei sintomi sub-clinici di depressione e ansia. Questi sintomi, sebbene si manifestino al di sotto della soglia di diagnosi, possono comunque avere un forte impatto sulla qualità della vita e sul funzionamento socio-occupazionale, comportando un ulteriore fardello personale ed economico per la popolazione. Per questo, c’è urgentemente bisogno di nuovi metodi primari e/o aggiuntivi per trattare i sintomi della depressione e dell’ansia fra la popolazione

Per svolgere la ricerca, gli autori hanno confrontato 16 studi indipendenti sugli effetti dell’intervento alimentare su persone con problemi dell’umore. Di questi studi, 15 erano stati fatti su dei campioni non affetti da CMD clinici e solo uno raccoglieva dati da persone affette da disturbi depressivi o dell’ansia. Questo è risultato essere uno dei limiti dello studio, ma i risultati sono stati comunque interessanti e meriterebbero di essere approfonditi in futuro. Vediamo quali sono.

Anche quando si manifestano al di sotto della soglia di diagnosi, i sintomi possono avere un forte impatto sulla qualità della vita e sul funzionamento socio-occupazionale

Effetti sulla depressione

In confronto alla dieta abituale dei campioni (detta anche: condizione di “controllo inattivo”), 10 interventi alimentari hanno avuto sulla loro depressione un impatto classificabile “da piccolo a moderato”. Quando i pazienti esercitavano alcune forme di controllo attivo, gli effetti erano un po’ più inferiori, ma comunque statisticamente importanti.

Diversamente, lo studio condotto su pazienti clinicamente depressi ha mostrato una riduzione significativamente maggiore dei sintomi depressivi derivata da un intervento alimentare che comprendeva una sorta di dieta Mediterranea leggermente modificata per la durata di 12 settimane. Citando lo studio: “Gli interventi alimentare hanno ridotto i sintomi depressivi in modo significativamente maggiore rispetto alle condizioni di controllo degli altri 15 studi fatti su persone non clinicamente depresse

Inoltre, in 2 studi su 16 è stato riscontrato che, nei pazienti che come forma di controllo facevano anche esercizio fisico, la combinazione “dieta + esercizio” aveva risultati leggermente maggiori.

Fattori che potrebbero aver influenzato i risultati:

Anche se i risultati sono promettenti, bisogna considerare che ogni individuo potrebbe sperimentare i miglioramenti in modo diverso a seconda delle proprie caratteristiche personali. Per esempio, i risultati maggiori li hanno raggiunti coloro che intendevano davvero perdere peso e quelli che miravano a ridurre l’assunzione di grassi.

Gli studi che prevedevano anche l’incontro con dei dietologi hanno ottenuto risultati maggiori rispetto a quelli che non lo prevedevano.

Infine, gli studi in cui almeno il 75% dei partecipanti erano donne hanno mostrato dei miglioramenti dovuti all’intervento alimentare, mentre negli studi in cui il campione era composto almeno al 75% da uomini c’è stato addirittura un peggioramento dei sintomi in seguito all’intervento alimentare!

Effetti sull’ansia

Tutti gli studi sono stati condotti su persone che mostravano sintomi sub-clinici del disturbo dell’ansia. Nessuno ha analizzato campioni di persone affette da disturbi clinici in tal senso.

Sia nei casi di pazienti che esercitavano forme di controllo attivo che in quelli “inattivi” non sono stati riscontrati miglioramenti dovuti a cambiamenti dell’alimentazione. Un risultato significativo è stato raggiunto dai campioni che intendevano ridurre l’assunzione di grassi, ma vista la scarsa quantità di studi su questo settore questi numeri andrebbero interpretati con la massima cautela. Gli studi che prevedevano la presenza di un nutrizionista hanno raggiunto risultati maggiori rispetto agli altri, ma i numeri sono ancora troppo vaghi.

In conclusione…

Sebbene ci sia ancora molto da fare, questo studio ha il merito di aver evidenziato situazioni e risultati molto interessanti e si auspicano futuri approfondimenti sull’argomento.

Nel frattempo, chi scrive questo articolo si raccomanda ancora una volta di non trattare depressione e ansia con leggerezza. Il web è pieno di truffe e ricette miracolose (ho appreso giusto ieri della presenza nella mia provincia di una santona che promette di curare schizofrenia e depressione con esorcismi e bicchieri d’acqua al “modico” prezzo di svariate centinaia d’euro). Se pensate di essere affetti da queste patologie è meglio parlarne subito in famiglia e correre da uno psicologo o uno psichiatra.

Una volta parlato con un esperto e decisa una terapia, potete fargli vedere studi come questo e discutere un eventuale upgrade del vostro percorso terapeutico, se vi va.

Infine, anche se so che chi è nel bel mezzo di una crisi depressiva accetta di rado simili consigli, non abbiate paura e parlatene apertamente. La percezione che si ha dell’ambiente circostante è molto importante e sapere trovarsi in una comunità inclusiva, consapevole e solidale (che sia la famiglia, il quartiere o il paese) può aiutare.

Lo sviluppo di comunità più solidali e connesse, oltre che di una nuova cultura del cibo, è uno degli obiettivi di SoLunch. Se siete a conoscenza di altri studi come questo, segnalateceli scrivendo a sonia@solunch.it e li leggeremo con piacere!