Abbiamo stilato una lista dei punti di forza e di debolezza delle produzioni a Km 0, aggiungendo qualche considerazione finale

Nel comunicato stampa di Amazon Prime relativo al Natale 2015, fra i prodotti più venduti in Italia figura un kit per il proprio orto personale. I nostri nonni probabilmente non conoscevano altro modo di procurarsi il cibo, eppure col passare degli anni il rapporto fra consumatore e venditore si è sensibilmente ridotto, col risultato che negli ultimi anni in molti hanno “riscoperto” questa abitudine dimenticata.

In questo articolo andremo ad analizzare punti di forza e di debolezza del Km 0 sotto vari aspetti e forniremo delle considerazioni finali. Cominciamo!

1 – ASPETTO ECONOMICO

L’assenza di intermediari, il mancato trasporto e il packaging ridotto al minimo che caratterizzano le produzioni a Km 0 fanno scendere il prezzo dei prodotti di almeno il 30%. Tuttavia, attualmente il reddito degli agricoltori si basa al 90% sulla vendita indiretta. Senza di essa, alcuni prodotti (anche se italiani) non potrebbero arrivare sulle tavole di alcune regioni per diversi mesi, se non addirittura per tutto l’anno (es: le arance nella Pianura Padana), con una conseguente diminuzione dei guadagni per i coltivatori.

Chi scrive ha sempre mangiato frutta e verdura di stagione, ma l’unione di culture culinarie può essere anche fonte di ricchezza economica, culturale e personale. Est modus in rebus, diceva qualcuno. Non si può vivere completamente isolati nella propria piccola comunità, ma ogni tanto non farebbe male chiedersi: “Ho davvero bisogno delle fragole a Dicembre?”

2 – IMPATTO AMBIENTALE

Vediamo ora i punti di forza e di debolezza del Km 0 per quanto riguarda l’impatto ambientale.

Sempre per il packaging ridotto e il mancato trasporto, le emissioni di CO2 vengono sensibilmente ridotte.

Va detto che recenti studi hanno mostrato come in realtà, fatta eccezione per la frutta, le emissioni della fase di trasporto siano molto basse rispetto a quelle della fase di produzione. Bisogna anche dire che, in alcuni casi, le produzioni tradizionali sembrano avere un impatto ambientale minore dovuto ad una maggior efficienza durante la fase di produzione.

Per contro, meno plastica vuol dire anche meno rifiuti e una diminuzione dei mezzi di trasporto su strada non potrebbe che giovare alla sicurezza stradale. Non sono vantaggi da sottovalutare. Va inoltre considerato che, nonostante quanto detto prima sull’impatto ambientale generale, le produzioni locali che adottano colture adatte al loro territorio tendono a consumare meno energia.

In conclusione: sebbene la visione idilliaca del Km 0 dovrebbe essere un po’ ridimensionata, la sua eco-sostenibilità è ancora certa.

3 – SALUTE

La diatriba fra agricoltura biologica e convenzionale è ancora aperta e non la risolveremo certo in questo articolo. Da un lato, l’assenza di pesticidi e altri prodotti chimici non può essere negativa, dall’altro non sempre “bio” vuol dire “salutare” (e a volte non corrisponde neanche ad una corretta retribuzione dei lavoratori). Tuttavia, come diremo anche in seguito, le produzioni a Km 0 permettono un rapporto migliore fra consumatore e venditore, il che corrisponde ad una maggior consapevolezza su quello che si sta per comprare. E poi, diciamocelo, i prodotti freschi sono molto più buoni di quelli imbustati e conservati nei frigoriferi dei supermercati! 😀

Per quanto riguarda gli allevamenti: Il consumo eccessivo di carne (insieme al letame dei grossi allevamenti) sta causando un grave danno ambientale. Ricominciare a rivolgersi ai piccoli allevatori locali consentirebbe di essere sicuri sulle condizioni degli animali e sulla qualità della carne e di essere più consapevoli dal punto di vista ambientale (nella speranza che, con ciò, arrivi quel maggior senso della misura che tanto ci manca)

Vediamo ora quelli che ci sembrano i più bei punti di forza delle produzioni a Km 0

COMUNITA’ e FIDUCIA FRA VENDITORE E CONSUMATORE

Fare scelte consapevoli e comprare prodotti a Km 0 permette di sostenere l’economia della propria comunità locale. Inoltre, fare la spesa in questo modo permette di socializzare molto più della classica uscita al supermercato. Col recupero del rapporto fra venditore e consumatore, inoltre, aumenta la fiducia fra concittadini. Il senso di comunità che ne risulta è qualcosa che noi di SoLunch non possiamo non adorare!

ASPETTO CULTURALE

A tutti i punti di forza del Km 0 sopra descritti corrisponde un riavvicinamento del consumatore alla realtà contadina e pastorizia e un recupero del contatto diretto con la natura (importantissimo in questi tempi di allarme ambientale). Anche questi sono due elementi che stanno molto a cuore a noi di SoLunch e a cui abbiamo dedicato molti articoli e post su questo blog.

Considerazioni finali

I punti di forza di questo tipo di produzione e di commercio ci sembrano di gran lunga maggiori dei punti di debolezza e pensiamo che sia giusto conoscerlo e sostenerlo. Certo, niente è assoluto e bisogna sempre trovare un proprio equilibrio anche quando si decide dove comprare il cibo, ma se tutti provassimo a cambiare un po’ le nostri abitudini i vantaggi si noterebbero presto.

Per questo, concludiamo questo articolo allegando un link alla pagina del Progetto Chilometro Zero dove troverete una lista delle aziende certificate per ogni regione.

E se volete scoprire un altro modo di socializzare e mangiare in modo più sostenibile, provate a iscrivervi a www.solunch.it 🙂